Storia degli Stazzi di Gallura e
Ricette galluresi

Rudere di Stazzo Gallurese

La Vita negli Stazzi Galluresi

Gli stazzi galluresi sono una delle espressioni più autentiche della vita rurale in Sardegna. Questi insediamenti, che affondano le radici in tempi lontani, sono caratterizzati da una struttura agricolo-pastorale autosufficiente, dove ogni famiglia gestiva la propria attività in completa autonomia, pur mantenendo legami di cooperazione con la comunità circostante.

Le Origini degli Stazzi

La Gallura è una regione con una storia lunga e complessa, che risale all'epoca preistorica. Popolata fin dai tempi antichi, la Gallura ha visto passare molti popoli, dai Fenici ai Romani, fino ai Pisa e agli Aragonesi. Tuttavia, è nel Seicento e Settecento, con l’arrivo dei pastori corsi, che si affermò il modello degli stazzi, un tipo di insediamento rurale che rispondeva alle esigenze di una popolazione dedita principalmente alla pastorizia e all’agricoltura. Questo modello di vita si consolidò grazie anche all’autosufficienza imposta dal territorio e alla necessità di vivere in isolamento. Le famiglie galluresi, quindi, costruirono stazzi, che divennero piccoli nuclei produttivi, dove ogni componente della famiglia svolgeva un ruolo fondamentale.

La Struttura degli Stazzi

Lo stazzo era un insieme di abitazioni sparse sul territorio, costruite per rispondere alle necessità di un lavoro agricolo e pastorale intenso. La casa dello stazzo, pur essendo semplice, era il cuore pulsante della vita familiare. Al suo interno, si trovavano vari ambienti: la cucina, la camera da letto, il focolare, e spazi per conservare derrate e provviste. Accanto alla casa, si trovavano le stalle, l’ovile, la porcilaia e altri rifugi per gli animali, essenziali per garantire l’autosufficienza. Ogni stazzo era quindi una piccola azienda che soddisfaceva i bisogni quotidiani, dalla produzione del cibo alla costruzione degli strumenti di lavoro.

La Vita Familiare e Sociale

La famiglia gallurese era patriarcale, con gli anziani che svolgevano il ruolo di custodi delle tradizioni e della cultura. Ogni membro della famiglia aveva un compito ben preciso: gli uomini lavoravano nei campi, le donne si occupavano della casa e della cura degli animali, e i bambini aiutavano nel trasporto dell’acqua e nel custodire il bestiame. La vita nello stazzo era un continuo alternarsi tra lavoro duro e momenti di comunità, dove la solidarietà e il mutuo aiuto erano essenziali per superare le difficoltà.

La Manialia e la Punitura: Cooperazione e Sostegno

Due concetti che caratterizzavano la vita sociale degli stazzi sono la manialia e la punitura. La manialia rappresentava un aiuto collettivo durante i lavori più impegnativi, come la trebbiatura o la vendemmia. La comunità si univa per affrontare questi compiti, rendendo il lavoro più facile e creando legami sociali profondi. La punitura, invece, era una forma di assistenza che si attivava quando qualcuno subiva una perdita, come la morte di un animale o un danno ai beni. In questi casi, la comunità aiutava chi era in difficoltà, fornendo supporto senza chiedere nulla in cambio, se non la promessa di reciprocità in futuro.

L’Economia degli Stazzi

L’economia degli stazzi si basava principalmente su agricoltura e pastorizia. Si coltivavano cereali e si allevavano animali per la carne e il latte. Ogni famiglia produceva i propri cibi, tra cui il pane (come la focaccia cotta sotto la cenere, lu coccu), formaggi e carni come il porcetto e l’agnello, verdure e ortaggi. Il sistema agricolo era molto legato ai cicli della natura, e ogni membro della famiglia contribuiva al mantenimento di questo delicato equilibrio. La vita era dura, ma gli stazzi erano autosufficienti e riuscivano a soddisfare le necessità quotidiane senza dipendere da scambi esterni.

Il Dialetto e le Tradizioni

La lingua parlata negli stazzi era il gallurese, un dialetto che si differenziava dalla lingua sarda, influenzato dal corso e da vari dialetti italiani. La lingua, come le tradizioni, rifletteva la forte identità e indipendenza di questa comunità. Le tradizioni religiose e sociali erano accompagnate da riti complessi, che segnavano i momenti importanti della vita come matrimoni, nascite e funerali, ma anche le feste e le celebrazioni stagionali.

Visualizza il dizionario Italiano/Gallurese.
Grazie ad Alberto per il prezioso e paziente lavoro

La Cucina degli Stazzi: Piatti Semplici ma Gustosi

La cucina gallurese, come il resto della vita negli stazzi, era semplice ma ricca di sapore. Pasta fatta in casa, carni arrosto, e piatti tipici come la suppa cuàta (zuppa gallurese) erano al centro delle occasioni festose. La suppa cuàta, ad esempio, veniva preparata in occasione di matrimoni e altre feste importanti, diventando un simbolo della solidarietà e della buona sorte per i nuovi sposi. Gli stazzi erano anche noti per la produzione di formaggi, che costituivano un elemento fondamentale della dieta quotidiana.

Un Patrimonio Storico e Culturale da Conservare

Oggi, la realtà degli stazzi galluresi è in gran parte scomparsa a causa dell'urbanizzazione e della modernizzazione. Tuttavia, il loro spirito di autosufficienza, solidarietà e connessione con la natura continua a essere un patrimonio da conoscere e preservare. Gli stazzi rappresentano un'importante testimonianza storica della vita rurale in Sardegna, che merita di essere raccontata e ricordata, per non perdere mai il legame con le radici più profonde della cultura gallurese.

Questa pagina vuole essere una testimonianza della vita autentica degli stazzi galluresi, raccontata con sincerità e rispetto per una tradizione storica che ha caratterizzato la Sardegna per secoli. Conoscere la storia degli stazzi significa comprendere l'importanza della comunità, del lavoro collettivo e della sostenibilità che li rende ancora oggi un esempio di vita in armonia con la natura e con gli altri.

LA CIVILTA' DEGLI STAZZI

La Gallura degli Stazzi ha origini antiche, ma assume la forma oggi nota solo negli ultimi secoli. La sua originalità è data da un insediamento umano detto ad habitat disperso: piccoli nuclei familiari diffusi nel vasto territorio.

Gli autori di questa forma di stanzialità sono pastori e, nello stesso tempo, contadini, che hanno di se stessi una grande considerazione economica e si sentono padroni del loro futuro.
Hanno saputo costruirsi proprietà e ricchi possedimenti percorsi da greggi e mandrie; conoscono il mestiere dell'agricoltore, si sentono liberi nelle scelte fondamentali e autonomi da forme di pressione sociale, come pure in grado di rispondere ai problemi posti da una natura difficile.

È vero che la superficie a riposo superava di gran lunga quella coltivata, che la rigenerazione del suolo era lasciata completamente nelle mani della natura, che l'agricoltura era limitata quasi alla sola coltivazione di cereali, con soluzioni tecniche adeguate alla capacità e ai bisogni della gente che abitava il territorio. Tuttavia, il pastore-contadino gallurese possedeva una complessa serie di conoscenze tecniche proprie dell'agricoltura su:
natura dei suoli, fenomeni atmosferici, struttura e adattabilità delle piante, interventi correttivi, nozioni idrauliche.

Costruiva gli attrezzi, dominava gli animali, classificava numerosi dati, stabiliva il calendario agrario, padroneggiava sistemi di proprietà e usi giuridici.

Nella famiglia gallurese ogni membro aveva un preciso ruolo produttivo per il miglior funzionamento della piccola azienda pastorale.

Autosufficienza negli stazzi
Ogni stazzo poteva considerarsi una struttura autosufficiente, perché:
vi si seminava il necessario per i bisogni familiari,
vi si producevano latticini e carni per il companatico,
gli scambi erano ridotti a poca cosa.
Si producevano indumenti, cibi e persino gli strumenti semplici del lavoro.

📚 Tratto da: Gallura, Cenni storici e diversità linguistiche della Consulta Intercomunale Gallura. Editrice Taphros

Foto di famiglia

Atto notarile dei nostri bisnonni. Anno 1870

Lo stazzo gallurese:
fulcro della vita campestre

"Lo stazzo, fulcro e cellula primaria della vita in campagna, comprende la casa e un numero congruo di tanche, impiegate a rotazione per l'agricoltura e la pastorizia.
Un determinato gruppo di stazzi forma la cussogghia. Ogni stazzo ha la sua fonte per le persone e il pozzo per abbeverare gli animali.

La casa dello stazzo
La casa dello stazzo è composta da ambienti diversi per accogliere: la famiglia, quasi sempre patriarcale, l'ospite e il mendicante.
Altre parti sono destinate a derrate e provviste, mentre non lontano si trova il rifugio per gli animali.

🔹 Distribuzione degli spazi:
Cucina
Appusentu: la camera da letto
Lu pinnenti: lo sgabuzzino
La zidda: il focolare
Lu furru: il forno
Lu salconi: la baracca per i capretti
La saurra: il recinto per i maiali
Lu puddagghju: il pollaio per le galline

Arredi e mobili
Nella casa gli arredi e i mobili sono semplici e pratici:
La banca: il tavolo
La cagghjna e l'uppu: recipiente in legno per l'acqua e mestolo in sughero
Lu banconi: una sorta di divano
La cridenza: la credenza
L’incanicciatu: il graticcio
La festina: fusto di vecchio ginepro con rami usati per appendere oggetti
Lu balastragghju: armadio da cucina

Gli abitanti dello stazzo
Un’analisi più attenta va fatta sull’uomo di Gallura, con i suoi pregi e difetti, per comprendere:
perché ha distribuito il territorio in quel modo,
come ha realizzato le sue case,
come ha inventato la sua lingua.
Valori centrali:
La solidarietà: una forma istituzionalizzata senza bisogno di codici scritti.
La punitura: un sistema simile a chiedere un prestito in banca senza interessi. Chi subisce un danno (nel gregge o in altri beni) può richiedere aiuto e ricevere quanto perso o necessario.
La manialia: il coinvolgimento della comunità per sostenere lavori che il singolo non potrebbe affrontare da solo, sia per la fatica che per i costi.

I grandi momenti della vita
Nascita, matrimonio e morte sono accompagnati da:
Riti complessi e solenni,
Usanze precise, che superano il cerimoniale religioso.
L’istituto della famiglia segue il sistema patriarcale, con gli anziani che svolgono il ruolo di educatori e custodi delle tradizioni.

L'economia dello stazzo
L’economia, spesso povera ma mai misera, si basa su:
Agricoltura e pastorizia,
Caccia e apicoltura.
L'autonomia e lo scambio di prodotti rappresentano la base del sistema economico.

La cucina gallurese
Il cibo è essenziale e valorizza i prodotti tipici dello stazzo:
Pane: come lu coccu illa zidda (focaccia azzima cotta sotto la cenere del focolare).
Carni e latticini:
Arrosti di porcetto, agnello e capretto.
La rivea (coratella di agnello o capretto arrostita).
Carne lessa e brodo.
La suppa, mazza frissa, lu casgiu furriatu, l’ociu casgiu.
Formaggi:
Pischedda, li buttoni, lu casgiu ruzzu, lu casgiu fràcicu."

📚 T
ratto da: La Gallura, persone, storie e fatti di Don Nanni Columbano Rum

ANTICA TERRA DI GALLURA: APPROFONDIMENTO STORICO

"La Gallura: un paesaggio unico
La Gallura è fatta di mare, pianura, collina, montagna, zone coltivate e lande deserte. Gli appassionati di archeologia possono trovare, in questa diversità ambientale, testimonianze delle civiltà prenuragica, nuragica, punica, romana e medievale.
Ma ciò che più di ogni altro elemento caratterizza il paesaggio della Gallura sono le rocce di granito, che, levigate o seghettate dal vento e dalla pioggia, assumono la forma di montagne in miniatura e straordinarie sculture naturali.

Lo stazzo: fulcro della vita rurale
Caratteristico della Gallura è l’insediamento rurale sparso, costituito dagli stazzi, aziende agro-pastorali autosufficienti create, in origine, da pastori, molti dei quali venuti dalla Corsica tra il Seicento e il Settecento.
Lo stazzo comprendeva:
Una casa,
L’ovile, la vaccile (stalla), la porcilaia,
L’orto e la vigna.
Parte del terreno veniva destinata alla coltivazione dei cereali, e parte al pascolo brado. Numerosi e fiorenti fino a qualche decennio fa (circa 2.200), molti stazzi sono stati abbandonati per il fenomeno dell’urbanesimo.

Il dialetto gallurese
Il dialetto gallurese non deriva dalla lingua sarda, ma dal corso e dalle varianti del toscano, ligure e italiano, arricchito da influenze catalane e spagnole. Pare che gli stazzi siano stati costruiti, a metà del Settecento, da profughi corsi in cerca di tranquillità.
La casa nello stazzo
Durante il periodo di floridezza (1850-1870), la casa dello stazzo era semplice:
Una sola camera in muratura, con il pavimento in terra battuta,
Lu fuchìli: il focolare, delimitato da pietre, al centro della stanza,
Graticci appesi al soffitto per conservare formaggi, cagli e insaccati,
Mobili essenziali come:
La banca (tavolo), Lu bancu (una panca simile al triclinio romano), La lùscia (contenitore cilindrico per il grano).
Vicino alla casa si trovavano:
L’ovile, il porcile, la stalla, l’orto, la vigna e le radure destinate alla coltivazione e al pascolo.

La famiglia nello stazzo
La famiglia era patriarcale: gli anziani vegliavano come custodi delle tradizioni e dell’economia domestica. Ogni membro aveva un ruolo:
Gli uomini lavoravano nei campi,
Le donne si occupavano delle faccende domestiche,
I bambini custodivano le bestie e trasportavano acqua dalla fonte,
Anche i diversamente abili e i mendicanti trovavano un ruolo nello stazzo.

Cicli di vita e lavoro
La sacralità dello stazzo era legata ai cicli della natura:
Il grano (e il pane), Il latte, Il vino, La carne.
Le attività di socialità includevano:
L’uccisione del maiale,
La trebbiatura,
La vendemmia,
Li manialìi: aiuti collettivi per i lavori più impegnativi.
Anche i fidanzamenti, i matrimoni e i funerali seguivano riti complessi e solenni.

⚖️ Valori e giustizia
Li rasgioni: diatribe legali risolte da anziani di fiducia, senza ricorrere alla magistratura,
Li paci: cerimonie di riconciliazione,
Feste religiose nelle chiese sparse per la campagna.

Evoluzione dello stazzo
Con il periodo pre-industriale e industriale:
Gli stazzi vennero rimodernati,
Il mobilio si arricchì di nuovi elementi,
Le prime scuole furono ospitate negli stazzi abbandonati.
Tuttavia, l’abbandono del lavoro rurale e il consumismo sconvolsero i ritmi tradizionali.

A PRANZO NELLO STAZZO
La vita dura dello stazzo e i suoi piatti tipici

La vita dura dello stazzo veniva spesso allietata da pietanze di eccellente sapore che rappresentavano (e rappresentano ancora, rivedute e corrette) i piatti tipici delle occasioni di incontro festivo.
Tralasciando i cibi quotidiani, pur saporitissimi, a base di:
🍝 Pasta fatta in casa (tadharìni e fiurìtti: tagliatelle e pasta lunga ricavate a mano dalla sfoglia),
🥣 Pasta e fagioli,
🥔 Pasta e patate,
🥬 Prodotti dell’orto e carni comuni,
si può dire che molte di queste pietanze sono fondamentali per comprendere la "civiltà dello stazzo".

🥘 La suppa cuàta (zuppa gallurese)
Oggi è conosciuta come suppa cuàta (zuppa nascosta), ma un tempo veniva semplicemente chiamata la suppa.
Già presente, pare, nel Settecento nella cucina gallurese, rappresenta uno dei piatti più caratteristici dell’economia alimentare dello stazzo che era basata principalmente sui prodotti del grano, dell'orto e del latte.

Un piatto per le grandi occasioni
Quando i matrimoni si celebravano in famiglia, la suppa costituiva il clou del ricco pranzo di nozze. Per l’occasione, veniva chiamata una magnista (cuoca) di provata esperienza, perché la suppa di un matrimonio doveva essere eccellente, degna di mintòu (degna di ricordo) e simbolo della buona sorte degli sposi."

📚 Riepilogo fonti:
Antica Terra di Gallura di Franco Fresi, Editrice Taphros.
Gallura, Cenni storici e diversità linguistiche della Consulta Intercomunale Gallura, Editrice Taphros.
La Gallura, persone, storie e fatti di Nanni Columbano Rum, Edizioni Della Torre.

Monica
La famiglia
Il Nonno
La Bisnonna

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